COMPITI A CASA: SÌ O NO?
Da sempre nel mondo dell’istruzione il dibattito infiamma: l’imponente mole di compiti assegnati al giorno d’oggi ai ragazzi spinge sempre più persone a chiedersi se siano davvero di effettiva utilità.
Oggettivamente è già stato stabilito che in Italia le consegne dei compiti a casa siano quasi sempre in “overdose”. Soprattutto nei momenti festivi dove spesso la zavorra di esercizi, testi da preparare e letture obbligatorie diventano un peso non solo per gli alunni ma anche per la famiglia che deve tenerne conto quando pianifica eventuali viaggi.
La diatriba “compiti a casa sì/compiti a casa no” va avanti oramai da molto tempo, ma in conclusione i compiti servono veramente o sono solo un inutile fardello?
Di base, i compiti servono per fissare ciò che si apprende in classe, per metabolizzare i concetti, per rievocare dalla memoria, per rimanere mentalmente attivi, ma non possono essere troppi e ripetitivi perché alla fine diventano inutili: i ragazzi infatti , quando sono stufi e poco motivati, si trovano a farli tanto per farli, ricercano ogni metodo possibile ed immaginabile per trovarli già fatti, si fanno aiutare da genitori o addirittura li fanno direttamente i genitori stessi.
Tutto questo non serve a niente ai fini formativi, ovviamente, ma alimenta solo un peso interiore nei confronti della scuola e uno stress maggiore in famiglia.
Infatti, finché non sarà chiaro e regolamentato che il lavoro degli studenti dovrebbe essere sempre corretto in classe, non dovrebbe mai essere giudicato con un voto e deve essere assegnato esclusivamente a rinforzo di competenze che gli studenti hanno già acquisito in classe, i compiti non faranno che aumentare – invece che diminuire – il baratro tra chi sa già, e chi non saprà mai.
Il problema sembra risiedere più che altro all’importanza che viene data al “compito” di per sè: diversi studiosi concordano sul fatto che i compiti sono importanti, ma non dovrebbero venir svolti a casa. Il luogo a loro più appropriato non è la famiglia ma la scuola, dove gli studenti possono peraltro godere dell’aiuto sistematico dei loro pari nello svolgimento e nella preparazione del materiale di studio, e dove con un minimo di assistenza possono seguire un programma più strutturato che include per esempio i richiami e le autoverifiche in bianco.
COMPITI A CASA: PRO E CONTRO
Se i docenti che seguono il decalogo dei zero compiti a casa sono contro il lavoro eccessivo extra scolastico, ci sono anche quelli che ne evidenziano gli elementi positivi.
I compiti a casa, ad esempio, permettono di verificare quanto appreso. Inoltre permettono di acquisire, specie nelle scuole secondarie, un metodo (che deve tuttavia essere costruito in classe). Inoltre, i compiti di ricerca e approfondimenti, servono a stimolare la curiosità degli alunni, la memoria e la capacità di fare collegamenti logici.
Ovviamente però, affinchè l’assegnazione dei compiti a casa porti ad un qualche beneficio, il carico non deve essere eccessivo perché spesso si rischia di non considerare le difficoltà che alcuni studenti potrebbero incontrare, la differenza di metodo e concentrazione.
Una buona regola sarebbe il considerare, in merito ai compiti a casa, nuovi e innovativi approcci educativi.